Recensione del libro a cura di Agata Silvestri
“DEDICATO A CHI, COME VIKI, HA ANCORA FIDUCIA NELLE PERSONE E NEL FUTURO, A TUTTI I FANTASMI CHE HANNO VISSUTO A “SHKODRA E RE” , UN PICCOLO VILLAGGIO ITALIANO CHE NON COMPARE SU NESSUNA CARTA GEOGRAFICA”
Il titolo di questo libro è “Viki che voleva andare a scuola”, questo racconto è stato pubblicato nel 2003 dalla casa editrice Mondadori, è composto da 261 pagine.
Fabrizio Gatti (l’autore) è nato il 9 marzo 1966, Gatti è un giornalista che compie le sue indagini sullʼimmigrazione, fingendosi un immigrato e quindi vivendone le condizioni di vita.
Ha raccontato la sua esperienza da giornalista sotto copertura, sullo sfruttamento nell’agricoltura e nell’edilizia, sulle scarse condizioni igieniche negli ospedali.
Gatti ha oltretutto vinto diversi premi letterari per questo libro, (per citarne alcuni “premio lunigiana-cinque terre 2003”, “premio città di Asola 2004”)
Le sue opere:
-Viki che voleva andare a scuola. La storia vera di un bambino albanese in Italia.
–Bilal. Il mio viaggio da infiltrato nel mercato dei nuovi schiavi
-L’eco della frottola. Il lungo viaggio di una piccola notizia sbagliata
–Gli anni della pe
-Un unico destino
–Educazione americana
–L’Infinito errore. La storia segreta di una pandemia che si doveva evitare
-Bilal, il mio viaggio da infiltrato verso l’Europa
–Educazione americana, Da Mani pulite ai segreti di Vladimir Putin, le confessioni di un agente della -Cia infiltrato in Italia
In breve questo libro racconta di Viki che è un bambino scappato dall’Albania e si è trasferito in Italia per seguire il padre, il quale lavora come muratore per guadagnare qualche soldo per mantenere la famiglia.
Tutte le speranze che Viki ha vengono disilluse al suo arrivo: la casa dove vive è una baracca costruita dal padre vicino alle fogne perché senza documenti non riescono a trovare un un posto sicuro dove abitare.
Per fortuna le maestre che avrà decidono di fargli frequentare la scuola illegalmente, anche se ha molte difficoltà a comunicare con i compagni (per via della lingua), quindi viene escluso.
Una volta imparata la lingua Viki si accorge che la situazione a scuola migliora.
A dare un risvolto positivo alla vita sua e della sua famiglia, è un giornalista che scrive un articolo su di loro, riescono infine a comprare una casa e ad assicurare un lavoro alla madre che fino a quel momento era disoccupata.
Viki è un bambino di 7 anni, è molto gentile, premuroso e amichevole ma ha un difetto che è quello di essere chiacchierone, il suo più grande desiderio è quello di poter andare a scuola. Brunilda è la sorella di Viki, ha 5 anni ed è una bambina dolce e amorevole ma molto piagnucolona; Mara invece è la madre di Viki, fa la casalinga, la sua più grande paura è quella di essere scoperta dalle forze dell’ordine italiane, è una persona molto solare, Zef è il padre di Viki, fa il muratore ed il suo difetto è che spesso non capisce. Il suo più grande desiderio è la felicità della famiglia. Blerta è la zia di Viki che abita in una baracca vicino alla loro, fa la casalinga, il suo desiderio è quello di avere una vita migliore, Arben è il nome dello zio di Viki, abita insieme a Blerta, fa il muratore con Zef, è premuroso e simpatico ma molto irascibile.
Gatti per scrivere questo libro ha utilizzato un linguaggio abbastanza semplice e questo mi ha coinvolto nella lettura, l’età consigliata infatti è dagli 11 anni, oltretutto la punteggiatura utilizzata non mi sembra che abbia particolarità ed è molto semplice da leggere.
I dialoghi e le descrizioni sono entrambi presenti nel libro, però c’è più uso della descrizione: il genere dell’opera è un romanzo per ragazzi attuale, ispirato a una storia vera.
Viki che voleva andare a scuola è stato uno dei primi libri che ho letto riguardante la situazione attuale sugli immigrati, io non amo molto leggere però quando un libro mi piace non riesco più a fermarmi. A me piace il genere di letteratura che Gatti utilizza (un tema di attualità).
Questo libro mi ha suscitato un’emozione di empatia e mi ha fatto venire voglia di aiutare persone che si trovano in una situazione simile a quella di Viki.
