DIARIO DI UN VIAGGIO IN NORMANDIA E BRETAGNA

DIARIO DI VIAGGIO di Neralia Molino

Il viaggio è un momento fantastico, un’esplorazione dei luoghi già conosciuti, un momento per socializzare con la famiglia o con i compagni d’avventura.

Ci sono diversi mezzi per raggiungere la meta: il più semplice è l’aereo, ti porta direttamente a destinazione, è più veloce ma non ti fa vivere l’esperienza del viaggio, l’importante è il percorso non la meta, è come se in una gara ti portassero direttamente dalla partenza all’arrivo, senza fare alcuno sforzo.

Per questo mi piace viaggiare con il camper, è lento, ha bisogno di cura ma di sicuro non dimenticherai mai quell’esperienza, io infatti non ho ancora scordato la lunga vacanza in Bretagna e Normandia che ho fatto quest’estate. 

Con il mio papà, Francesca e mia sorella sono andata in Bretagna e Normandia, prima di arrivare là abbiamo impiegato circa quattro giorni, il nostro obiettivo era di andare a visitare le coste dello sbarco della seconda guerra mondiale.

Quando siamo arrivati a nord della Francia (dopo circa tre giorni di viaggio) abbiamo incontrato i nostri cugini e zii: Tolomeo, Mathis, Michele e Vir.

Mentre stavamo raggiungendo Bayeux per visitare un castello (di cui vi racconterò tra poco), guardando dal finestrino ho notato delle strane abitazioni, erano delle vere e proprie case per metà nella pietra, gli architetti avevano sfruttato la forma concava delle pietre per costruirci delle case dentro! Ero davvero stupita e stranita allo stesso tempo.

Come vi raccontavo prima ho visitato dei castelli, quello che mi è piaciuto di più è stato quello di Azay le Rideau, mi ha sorpreso particolarmente l’interno, c’erano stanze con moquette, letti a baldacchino, biliardi molto lussuosi e camini degni di nota, questo luogo risale al primo rinascimento, è stato fatto costruire dal signore di quell’epoca: Filippo Augusto.

Dopo essermi persa nelle storie raccontate dai castelli finalmente siamo arrivati nelle coste dello sbarco, vi voglio raccontare di Utah Beach, del sito del “Pointe du Hoc” e anche del cimitero americano, per portare rispetto alle persone che durante la seconda guerra mondiale hanno perso la vita. 

Utah Beach come dice il nome è una spiaggia, le cose che mi hanno fatto molta impressione sono stati i Cavalli di Frisia: delle pesanti strutture metalliche che venivano piazzate dai Nazisti per bloccare l’avanzata degli alleati, mi hanno fatto effetto perché a vederle possono sembrare semplici pezzi di ferro ma se uno ci pensa capisce che qualcuno le ha architettate, costruite e messe là dove sono.

Il sito del “Pointe du Hoc” invece è un luogo sospeso tra fantasia e realtà, è una testimonianza storica della seconda guerra mondiale ma allo stesso tempo sembra di stare in paradiso, l’odore del mare, il suono delle onde che si infrangono sugli scogli e il panorama mozzafiato ti fanno stare in un altro mondo.

Immaginatevi di trovarvi di fronte a una distesa di croci bianche, provate a contarle ma sono troppe, diventano sempre di più, provate a leggerne più lapidi e vi accorgete che la maggior parte dei soldati che vi riposano sono morti quando avevano meno di 30 anni, purtroppo questo luogo esiste, è il “cimitero e monumento alla memoria americano”, conta 9387 croci bianche, sotto ognuna delle quali è sepolta una persona.

Dopo queste immagini e parole spero che anche voi abbiate voglia di avventurarvi in questo viaggio!!!

P.S. le foto le ho scattate io!!!